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Chester Himes

Chester Himes

questa discussione ha 4 risposte ed è stata letta 85 volte

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  #1 (permalink)  
Vecchio 07-01-2010, 16.37.39
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Predefinito Chester Himes

Chester Himes è nato a Jefferson City, Missouri, nel 1909. Cresciuto in un clima carico di tensioni razziali, tra ingiustizie, segregazione e violenza, venne espulso dalla Ohio State University a causa del suo carattere turbolento. A diciannove anni venne arrestato per rapina e condannato a venti anni di carcere. Ma fu proprio in carcere che coltivò il suo talento letterario e grazie all’aiuto di Richard Wright cominciò a scrivere.
Scontata la pena si tasferì in Europa, prima in Spagna poi nella Parigi di Vian, Sartre, Duchamp, del jazz e dell'esistenzialismo dove incontrò Marcel Duhamel, direttore della Série noire di Gallimard per il quale scrisse “Rabbia ad Harlem” nel 1957.

Himes fu uno dei più originali scrittori noir tra gli anni ’50 e ’70. Non solo detective story ma anche la questione razziale è al centro dei suoi romanzi che vedono spesso come protagoniata il ghetto nero, con le sue follie, le sue tensioni e la sua miseria.

fonte: http://digilander.libero.it/confratc...ibri_himes.htm

Approfitto per parlare del libro "Corri, uomo, corri" edito dalla casa editrice Meridiano Zero di cui avevo parlato in un thread e visto che ora ne ho preso una copia (iniziato da due giorni, sono già a metà), appena finito posterò una recensione.



Sintesi IBS:
Testimone involontario di un duplice, brutale omicidio a sangue freddo, il giovane studente nero Jimmy Johnson – che lavora come inserviente notturno in una tavola calda di Harlem – diventa a sua volta bersaglio dell'implacabile assassino, un agente di polizia corrotto e ferocemente razzista che vive in uno stato di perenne ubriachezza. Teatro di questa convulsa caccia all'uomo è una Harlem surreale e iperrealista, una sorta di girone dantesco i cui abitanti si dividono tra cattivi e ancor più cattivi, oltre che una Manhattan mai così ostile e impenetrabile, pronta a respingere chiunque bussi alle sue porte in cerca d'aiuto.

E l'apparente lieto fine con cui si conclude la vicenda nasconde invece un terribile doppio fondo in cui il cinismo e il pessimismo cosmico dell'autore trovano, per l'ennesima volta, la loro conferma. Spremendo fino all'osso uno dei più antichi luoghi comuni del thriller, l'innocente in fuga braccato dalle forze del male, Chester Himes confeziona in questo romanzo una delle sue messinscene più macabre, i cui frequenti elementi di tragicommedia non fanno altro che rinforzarne la visione apocalittica e il nichilismo portato alle estreme conseguenze, soprattutto per quanto riguarda il perverso rapporto tra bianchi e neri. A partire dal magistrale, lunghissimo alternarsi di piani sequenza che apre il romanzo, settanta pagine di fulminante adrenalina che alternano il punto di vista dell'assassino e delle sue vittime, per poi focalizzarsi definitivamente sul testimone in fuga, Himes organizza una folle gimcana per le strade, le case e i locali della metropoli newyorkese ma allo stesso tempo, pur nell'angoscia della caccia, riesce a dipingere un minuzioso quadro della vita quotidiana nella Harlem degli anni Cinquanta, in un brulicante turbinio di cabaret equivoci, bische clandestine, botteghe di barbiere e stazioni di polizia: un mondo popolato da personaggi grotteschi e dominato dall'avidità e dal disprezzo, un sabba infernale in cui la differenza tra gli uomini è fatta dai soldi e dal colore della pelle.

Ciao!
Teresa
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La parola è il proiettile più mortale, se riuscite a ficcarla nel bel mezzo della testa (Un luogo incerto di F. Vargas).

Ultima modifica di Teresa : 07-01-2010 alle ore 20.39.10.
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  #2 (permalink)  
Vecchio 11-01-2010, 10.52.44
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Scopro con piacere un altro scrittore ex detenuto, come Edward Bunker. Anche Chester Himes ha un passato da delinquente, come rapinatore di banche. Che la galera sia un ricettacolo di letterati? A parte gli scherzi, è il primo libro che leggo di questo scrittore e, lo devo dire, ha la capacità di creare una suspence nella descrizione della scena, che basta chiudere gli occhi per immaginare tutto. Io l’ho visto, non l’ho letto e basta, questo personaggio di colore perseguitato dagli eventi, ho visto la sua paura nel cercare di scappare, ho visto il terrore dei suoi occhi quando si è trovato di fronte alla morte.

Himes cerca di farci uscire dagli stereotipi della società, dove l’uomo di colore è per forza un ladro o un assassino e la polizia è per forza chi ci viene a salvare. In questo esce prepotentemente il passato dello scrittore, che ha dovuto allontanarsi da un’America poco accogliente, per non voler dire estremamente razzista (e in questo Himes mi ha ricordato molto Lansdale per la capacità di trattare tematiche sociali nei propri romanzi), e parliamo della metà degli anni 30.
Un romanzo duro, dove c’è poco spazio per i sentimenti, ma molto vivo e passionale nel contenuto.


Ciao!
Teresa
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  #3 (permalink)  
Vecchio 12-01-2010, 09.43.44
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Un romanzo duro, dove c’è poco spazio per i sentimenti, ma molto vivo e passionale nel contenuto.


Ciao!
Teresa
per colpa di questa tua recensione sarò costretto a leggerlo
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La severità dei nostri giudizi sugli altri deriva dal fatto che scambiamo il nostro ideale con la nostra pratica e la loro pratica con il loro ideale
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  #4 (permalink)  
Vecchio 19-01-2010, 09.25.00
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Ottima la segnalazione di Teresa, un libro intenso che si beve tutto d'un fiato

buona la traduzione, anche se in qualche punto mi sembra un po' troppo aggiornata, mi sembra quasi come quei film vecchi che per oscuri motivio sono stati ridoppiati di recente.
detto questo la storia è eccezionale e le riflessioni che impone sulla società americana anni '50 sono profondissime
la tecnica narrativa è incredibile un plot semplicissimo da vita ad una storia avvincente, tutto è politically scorrect, quasi senza speranza, i personaggi tutti ben delineati e tutti, buoni o cattivi che siano ricchi di fascino...
per gli amanti del noir un autore imperdibile
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  #5 (permalink)  
Vecchio 19-01-2010, 11.25.57
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Ottima la segnalazione di Teresa, un libro intenso che si beve tutto d'un fiato

buona la traduzione, anche se in qualche punto mi sembra un po' troppo aggiornata, mi sembra quasi come quei film vecchi che per oscuri motivio sono stati ridoppiati di recente.
detto questo la storia è eccezionale e le riflessioni che impone sulla società americana anni '50 sono profondissime
la tecnica narrativa è incredibile un plot semplicissimo da vita ad una storia avvincente, tutto è politically scorrect, quasi senza speranza, i personaggi tutti ben delineati e tutti, buoni o cattivi che siano ricchi di fascino...
per gli amanti del noir un autore imperdibile
Già finito?!? Complimenti...mi hai battuta
Sono contenta che ti sia piaciuto, credo soprattutto che sia uno scrittore da approfondire, visto che è il primo libro suo che leggo e il suo metodo narrativo lascia il segno..
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