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Non conoscevo questa poesia.
Mi sembra che Catullo sia innamorato della sua Sirmione, sentimento che faccio fatica a comprendere perchè io non ho mai amato i posti dove ho vissuto, ma solo le persone che ho incontrato. Ho sempre trovato noiose le adulazioni dei posti, dei siti naturali; qui Catullo esprime amore per il mare e per le isole non come sogno o desiderio, ma come meta. Ha l'obiettivo di ritornare in quei posti che, probabilmente, gli danno sicurezza, tranquillità, lo fanno stare bene. Non parla dei profumi. Ogni luogo ha i suoi profumi, ma Catullo lega il piacere di Sirmione non a un odore particolare, ma alla sicurezza che infonde il vedere quei luoghi che ha sempre visto e che, in qualche modo, sente suoi. E' come se la vista lo autorizzasse a possedere Sirmione: Ti saluto o bella Sirmione e godi per il padrone. Esercita il suo possesso anche sul lago: Godete anche voi o onde lidie del lago e sulle risate che sono nella sua casa. Questo è indice di una personalità molto forte, autoritaria cui, probabilmente, non mancavano i tratti della dolcezza di un poeta. |
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«Paene insularum, Sirmio, insularumque ocelle, quascumque in liquentibus stagnis marique vasto fert uterque Neptunus, quam te libenter quamque laetus inviso, vix mi ipse credens Thyniam atque Bithynos liquisse campos et videre te in tuto.
Salve, o venusta Sirmio, atque ero gaude: gaudete vosque, o Lydiae lacus undae: ridete, quicquid est domi cachinnorum» (Catullo) Sir, me lo tradurresti? ciao fundy
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E il mondo si sta disintegrando come sembra e tu sei solo un prigioniero dei tuoi sogni (Night - Bruce Springsteen) |
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Citazione:
Il carme è il "Saluto a Sirmione". Devo dire, però, che ne mancano, tra quelli proposti, alcuni versi (Da. in tuto..... a: Salve, o ....) Occhio delle penisole e delle isole, Sirmione: di quante nei limpidi laghi e nell'ampio mare regge l'uno e l'altro Nettuno: di che cuore e con che gioia ti rivedo! Mi pare un sogno aver lasciato la Tinia e i campi Bitini e guardarti ora, senza affanno [ omissis ] Salve, o Sirmione bella, fai festa al tuo signore! E godete, onde del lago di Lidia : ridete, perchè il vostro signore è con voi. la parola cachinnorum (ultimo verso) nel carme LXIV, 273, Catullo dice delle onde del placido mare, agitate dal vento, risonanti 'di un lieve rumore di risa'. Pascoli dirà: Ridete, o risi tutti della villa... Contenta? Ciao Sir |
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Grazie Sir, sono dei versi ricchi di pathos e alquanto affascinanti!! Ti viene la voglia di andare a Sirmione...
P.S. un va bene?Grazie ancora fundy
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![]() XLVI. Primavera ormai Primavera ormai riporta i miti tepori, ormai la furia del cielo equinoziale tace con le piacevoli aure di Zefiro. Si lascino, Catullo, le pianure frigie e la fiorente campagna della calda Nicea: voliamo alle nobili città dell'Asia. Ormai il cuore ultratrepidante s'augura viaggiare, ormai felici per la voglia si rianimano. Salve dolci comitive di amici, che i partiti lontano da casa insieme da ogni parte le varie vie riportano Testo latino: XLVI. Iam ver Iam ver egelidos refert tepores, iam caeli furor aequinoctialis iucundis Zephyri silescit aureis. linquantur Phrygii, Catulle, campi Nicaeaeque ager uber aestuosae: ad claras Asiae volemus urbes. iam mens praetrepidans avet vagari, iam laeti studio pedes vigescunt. o dulces comitum valete coetus, longe quos simul a domo profectos diversae variae viae reportant. N.B. Catullo, come tutti i poeti, ha una sua personalità, certo. In questo carme, tocca i temi della Natura e dell'amicizia, in un abbraccio totalizzante. Attenzione ad ogni aggettivo che si legge, in Catullo come negli altri poeti! I poeti vanno amati per ciò che ci danno, per le atmosfere che creano, per il clima di complicità che riescono ad intrattenere col lettore....Il resto sono solo chiacchiere Saluti ![]() ![]() ![]() Sir Sir |
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Non sono d'accordo Sir, per me il poeta esprime ciò che sente in quel momento. Se poi lo scrive per se stesso o per gli altri, questo è un altro discorso...
Ciao fundy ![]()
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Vorrei potere anch'io(Carme II) Vorrei potere anch'io passero amore dell'amore mio divertirmi con te come fa lei e sviare le tristezze del mio cuore! Il desiderio mio di luce con te gioca, ti tiene in seno ti vuole sulla punta del ditino ti eccita a dargli forti beccate e così attratta è da questo suo gioco da trovarci sollievo al suo dolore al suo terribile fuoco una strana frescura! Ciao a tutti e buona Pasquetta! ![]() ![]() ![]() Sir Ultima modifica di Sir Galahad : 14-03-2010 alle ore 16.40.58. |
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Carme 50
Lusus, versi improvvisati Ieri, o Licinio, abbiamo composto, oziosi, molti versi improvvisati sulle mie tavolette, come eravamo d'accordo di dedicarci a componimenti d'amore. Ciascuno di noi, scrivendo, poetava ora con quel metro, ora con quell'altro, rispondendoci per le rime, scherzando e bevendo vino. E me ne sono andato da lì tutto infiammato dalla tua raffinatezza e dalle tue arguzie, tanto che nè il cibo mi dava soddisfazione - me infelice - nè il sonno rivestiva di quiete i miei occhi, ma mi rigiravo per tutto il letto in preda all'eccitazione, desiderando vedere la luce del giorno, per parlare e contemporaneamente essere con te. Ma, dopo che le mie membra, stanche per la fatica, giacquero come inanimate sul divano, ho composto per te, carissimo, questa poesia, dalla quale potessi capire il mio dolore. Ora vedi di non fare il superbo e - ti prego - non disprezzare, mio carissimo, le mie preghiere, perchè Nemesis non chieda vendetta su di te. E' una dea terribile: vedi di non offenderla. Testo originale Hesterno, Licini, die otiosi multum lusimus in meis tabellis, ut conuenerat esse delicatos. Scribens uersiculos uterque nostrum ludebat numero modo hoc modo illoc, reddens mutua per iocum atque uinum. Atque illinc abii tuo lepore incensus, Licini, facetiisque, ut nec me miserum cibus iuuaret, nec somnus tegeret quiete ocellos, sed toto indomitus furore lecto uersarer cupiens uidere lucem, ut tecum loquerer, simulque ut essem. At defessa labore membra postquam semimortua lectulo iacebant, hoc, iucunde, tibi poema feci, ex quo perspiceres meum dolorem. Nunc audax caue sis, precesque nostras, oramus, caue despuas, ocelle, ne poenas Nemesis reposcat a te. Est uemens dea; laedere hanc caueto. ciao a tutti fundy ![]() ![]() ![]()
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E il mondo si sta disintegrando come sembra e tu sei solo un prigioniero dei tuoi sogni (Night - Bruce Springsteen) |
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Era da tempo che mancavo sul forum e oggi ho scoperto questo interessante spazio dedicato alla letteratura classica: veramente grazie a tutti per i numerosi interventi, in particolare per questo tributo a Catullo, poeta che amo!
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Citazione:
Grazie ancora Sir Galahad |
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Se dio vorrà, uno di questi giorni,
mio Fabullo, da me cenerai bene: ma con te porta una cena abbondante e squisita, una ragazza in fiore, vino, sale e tutta la tua allegria. Solo cosí, ripeto, amico mio, cenerai bene, perché il tuo Catullo ha la borsa piena di ragnatele. In cambio avrai un affetto sincero e tutto ciò che è bello e raffinato: ti darò un profumo che la mia donna ha avuto in dono da Venere e Amore. Quando l'odorerai, prega gli dei, Fabullo mio, di farti tutto naso. Ho trovato questa lirica di Venere e Bacco (manca il tabacco) ![]() Mi piace molto, la trovo molto conviviale, molto amichevole... Ciao fundy ![]()
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![]() 115 Cazzomamurra ha circa trenta iugeri di prato e quaranta di campi: il resto è mare. E perché non potrebbe superare Creso in ricchezza chi in un fondo solo possiede tutte queste meraviglie, prati, campi, boschi immensi, pascoli e acquitrini dai popoli del Nord sino al mare Oceano? Tutte cose grandi, ma lui è piú grande ancora, non è un uomo, è un grande cazzo minaccioso. Saluti latini ![]() ![]() ![]() Sir |
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![]() Lo iugero (dal latino jugerum) era un'unità di superficie agraria . Lo iugero equivaleva all'area di terreno che era possibile arare in una giornata di lavoro con una coppia di buoi aggiogati (di qui l'etimologia da "iugum", cioè "giogo"). Lo iugero corrispondeva così a circa un quarto di ettaro, più precisamente a 2.519,9 m². Saluti agricoli ![]() ![]() ![]() Sir |
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A proposito del mamurro, cui Catullo paragona l'organo maschile di alcuno, va detto che -come di seguito è scritto nella Storia cristiana di Pirro Ligorio - tale nome rimanda ad una pietra, varietà di alabastro. Come a dire: questa persona aveva il suo organo maschile di consistenza come l'alabastro.
Nell'antiche memorie abbiamo pavimenta e pagmenta marmorata, ch'è il lastrigato di marmo, pagmenta allabastrita, signita, calcidica et alabandica, fatti di labastro alabandico, del signito, del calcidense, come anco del tiberio verde e bianco, del mamurro bianco e negro, della Dalmatica e del Friuli, del Lunense e Massense, del Niliaco, del Phrygio, del Porphyrite, del Chalcidense, del Sarisco, del Veronense, del Benacense, del viride Lacaedemonico, del Caristio e dell'altri pavimenti detti tassellati e vermiculati, fatti di minuti dadi di diversi colori et in forme diverse di tutte le sorte de marmi mischiati, facevano senza guardare spesa alcuna, in exagoni, in triangoli, in ottagoni, in quadrangoli, et in forme di rombo, et in tutti i modi in terra rilucevano come tante gemme preziose ![]() ![]() ![]() Sir |
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